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La giustizia è uguale per tutti. Berlusconi, dimettiti! |
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Scritto da GuardiaRossa
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giovedì 21 maggio 2009 |
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FIRMA ANCHE TU PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI
MILANO - 20 Maggio h. 18.30 - presidio in Piazza San Babila
ROMA - 21 Maggio h. 12.00 - presidio davanti a Montecitorio
NAPOLI - 21 Maggio h. 17.00 - presidio davanti alla Prefettura (Piazza Plebiscito)
La condanna dell'avvocato inglese Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione, dicono i giudici milanesi è dovuta al suo aver agito "da falso testimone "per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l'impunità dalle accuse. Si tratta di accuse gravissime. Berlusconi si deve dimettere da presidente del Consiglio perché è davvero indegno che possa rappresentare il nostro Paese come massima carica dell'esecutivo un politico che corrompe i giudici per il proprio tornaconto personale. Berlusconi si dimetta, rinunciando quindi allo scudo del lodo Alfano che garantisce l'immunità dai processi per le più alte cariche dello Stato, e si faccia processare da un tribunale come un normale cittadino, dimostrando in tribunale la propria innocenza. La cosa però non avverrà e Berlusconi porterà sempre più l’Italia ad essere ad una repubblica delle banane.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 21 maggio 2009 )
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"La sinistra è viva ma serve un'offensiva politica" |
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Scritto da GuardiaRossa
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giovedì 21 maggio 2009 |
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Intervista di Cosimo Rossi allo scrittore Valerio Evangelisti (Liberazione, 20/05/2009) Non capisco e non avrei mai potuto seguire quanti, in nome dell’unità a tutti i costi, hanno rischiato di dilapidare l’unità tra i comunisti”. Quando invece secondo Valerio Evangelisti occorre che la sinistra riscopra “l’orgoglio di non rinunciare ai propri principi”, ritrovi “il coraggio” del conflitto sociale e “la combattività” nelle sue pratiche, ristabilisca la sintonia con quei movimenti che “non sono disposti a conciliazioni per un posto in parlamento”, richiami il proprio popolo “a un’offensiva politica”. Scrittore di fantascienza, fantasy e horror tra i più noti in Italia, esponente di punta del filone new weird, Evangelisti non indugia davvero in giri di parole quando si tratta della condizione politica della sinistra e del paese per spiegare, tra l’altro, le ragioni del suo impegno in prima persona come candidato della lista comunista nella circoscrizione nordest. D. E’ la prima esperienza da candidato a un’elezione? R. La prima. E non avrei neanche mai pensato di farlo. D. Cos’è che invece ti ha indotto a farlo? R. Sono allarmato da quanto succede nel paese e in Europa, da quanto si faccia sentire l’assenza dei comunisti e dell’anticapitalismo. Si direbbe che, dopo la sconfitta alle politiche del 2008, i comunisti siano stati espulsi dalla società italiana e che dunque non restino alternative all’esistente. Questo per me è pericolosissimo. Mi sembra quindi necessario riportare alla sua vecchia combattività una sinistra che ha fatto molti errori ma non per questo può morire. D. Quali errori, in particolare, sono stati più dannosi? R. L’errore fondamentale è stato piegarsi a tutte le prepotenze del governo Prodi. Le misure che ha adottato sono state risibili rispetto al programma originale per cui è stato votato. E la sinistra ha sopportato troppo a lungo provvedimenti che andavano in direzione contraria rispetto ai suoi valori e i suoi obiettivi. L’abbiamo pagato caro. Ora vediamo di non ricaderci; senza per questo scivolare verso posizioni minoritarie e estremistiche che non hanno respiro nella società odierna. D. Oggi come oggi, però, tra divisioni e errori il rischio è che la sinistra non arrivi neanche alla meta del 4 per cento… R. Non avrei mai accettato di candidarmi se non ci si fosse distinti da persone che, pur apprezzabili da tantissimi punti di vista, puntano sulla politica come unica arma e sull’unità del tutto artefatta con forze che io non ritengo di sinistra: perché personalmente non ritengo che il Pd oggi possa dirsi di sinistra. Preferisco una sinistra che abbia l’orgoglio di agire da sola, persino soffrendo qualche isolamento nel tessuto istituzionale, ma senza rinunciare ai propri principi.
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La nostra università non sostiene il G8 |
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Scritto da GuardiaRossa
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martedì 19 maggio 2009 |
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Riflettere ed agire per costruire un'altra università, un altro sviluppo possibile
 Nel novero degli interventi preparatori al G8 di Sardegna o de L'Aquila di quest'anno, ci sarà anche il G8 University Summit del 17, 18, 19 maggio a Torino. Da anni, nelle strade d'Europa e del mondo intero, contestiamo le riunioni dei “Grandi” che dovrebbero avere il potere taumaturgico di governare e salvare il mondo ed invece si mostrano sempre più retorici e impotenti rispetto alle crisi che attanagliano l'economia, il lavoro, l'ambiente, i beni comuni, l'alimentazione, la salute. Anche a Torino assedieremo il G8 insieme a quei movimenti che, pur agendo su tematiche e in luoghi differenti, con idee e sensibilità plurali, guardano all'orizzonte di un altro mondo possibile.
Il G8 University Summit di Torino, a cui parteciperanno 50 atenei tra cui il Politecnico di Torino, l'Università di Firenze e la Conferenza dei Rettori (CRUI), si riunisce per discutere sui problemi dello sviluppo economico e della sostenibilità ambientale. Sappiamo bene però che i due temi sono difficilmente conciliabili e non risolvibili con soluzioni tecniciste prodotte in laboratorio dalle poche università finanziate per fare ricerca. La sostenibilità ambientale è una acquisizione lunga, che attraversa la cultura, lo stile di vita, i mezzi di produzione, la pianificazione territoriale e dei servizi di una società: è un processo che riguarda tutte e tutti, non si può limitare ai suggerimenti delle università compiacenti, selezionate dai rappresentanti del G8, non può essere dettata da quei soggetti che hanno prodotto la crisi attuale, ma deve essere elaborata anche da quei soggetti che invece stanno subendo i costi sociali e materiali di una crescita economica distorta.
La presenza in Italia di un appuntamento inevitabilmente mediatico ci permette anche di sottolineare un altro aspetto dell'evento: l'università non può produrre elaborazione ed innovazione se non è sufficientemente finanziata e se non garantisce a tutte e a tutti il libero accesso all'istruzione. Il modello verso cui stiamo procedendo a forza di tagli è quello di netta divisione tra le università di élite, che accentrano le risorse economiche private e pubbliche, e le università di serie B, ridotte al livello minimo di sussistenza per la didattica con possibilità ridottissime di fare ricerca e sempre più costose per i singoli studenti. Questo è un sistema in fortissima contraddizione con l'idea di uno sviluppo sostenibile, che dovrebbe essere invece omogeneo e inclusivo, permettendo alla nostra società di progredire nella ricerca scientifica e di mettere a valore le risorse intellettuali che questo paese può dare.
Le proteste delle studentesse e degli studenti, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle ricercatrici e dei ricercatori che abbiamo visto in autunno in Italia e quelle più recenti in Grecia e in Francia, si oppongono proprio a quelle politiche neoliberiste che stanno riversando gli effetti della crisi sulle fasce sociali più deboli e sui settori che dovrebbero essere le fondamenta per il futuro della nostra società, come la scuola e l'università. Dobbiamo partire da questo grande movimento per mettere al centro dell'attenzione il ruolo dell'istruzione, della ricerca e della formazione per invertire la rotta rispetto agli attuali processi di governance e ripensare al futuro che vogliamo, per la nostra università, per la nostra società.
Per questi motivi pensiamo che sia necessario sia riflettere sul rapporto tra sviluppo e sostenibilità ambientale, sia manifestare contro le politiche del G8 che tagliano i fondi all'università e alla ricerca e che contemporaneamente impongono privatizzazioni e vincoli di accesso al sapere e alla formazione. Per questo, come Giovani Comuniste/i, parteciperemo sia ai Forum organizzati da Cantiere Altro Sviluppo – Torino che alla manifestazione prevista per martedì 19 maggio a Torino, indetta dalla Rete contro il G8.
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